È infatti dall'esperienza della madre che ha appreso qualità e usi di erbe e radici che crescono spontaneamente nei prati della sua e nostra infanzia, a Ornica.

Le stesse erbe e le stesse radici che raccoglie da sempre e che lo hanno ispirato per la realizzazione di uno dei liquori più ricercati, l'Amaro del Ferdy. Un'infusione che è un concentrato della nostra montagna orobica, oltre che di un sapere antico, e che va assaporata sorso dopo sorso, meglio ancora se al tepore di un camino dove arde della legna.

Sono cinque gli ingredienti montani che impreziosiscono il liquore, ciascuno dei quali richiama in Ferdy ricordi di un passato non troppo lontano: si tratta dei fiori di Achillea, della radice di Genziana, di un'erba spontanea di nome Angelica, di Menta e del Timo serpillo.
La loro miscela sprigiona in bocca una fresca sensazione.

“Quando, da piccolo, avevo dei dolori di stomaco, mia madre Petronilla aveva l'abitudine di bollire in acqua dei fiori di Achillea, un fiore rosa e bianco di rara bellezza e molto facile da raccogliere, il loro infuso era in grado di far passare i dolori”.

Anche la Genziana ha una particolare qualità: “Ho un ricordo da ragazzo mentre, una sera in baita, mio nonno Cirillo stava curando una Bruna Alpina con una radice di genziana – spiega Ferdy - Preparava una sorta di tisana per cercare di “sbloccare” il rumine della vacca. Fu in quell'occasione che mi fece assaggiare direttamente la radice, che era di un amaro persistente e penetrante”.

L'Angelica è un'erba che rinnova in Ferdy il ricordo di papà Nazzareno, che era solito preparare uno sciroppo di zucchero con gocce di estratto di Angelica, mentre la Menta è nota anche ai più perché è una di quelle piante che, al solo calpestarla, sprigiona un'essenza fortissima.

Ma per Ferdy è il Timo il Re dei profumi. Il Timo gli ricorda quando, da piccolo, saliva sul fienile, durante il periodo della fienagione e nonostante fosse immerso in mille aromi, quello inebriante e pungente del Timo serpillo ne usciva sempre vincitore. Un profumo che evoca la montagna vera, libera e selvaggia.




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