Sono i formaggi a far volare Bergamo con l’ambizioso progetto che la lega per la seconda volta all’Unesco: dopo le Mura che cingono Città Alta, sono infatti i formaggi, il patrimonio caseario del territorio e soprattutto delle nostre valli, a far meritare la designazione “Città creativa dell'Unesco” nel settore gastronomia, un titolo che condivide con altre 65 città sparse in tutto il mondo.

Ad assegnare il prestigioso riconoscimento, lo scorso ottobre, il direttore generale dell’Unesco Audrey Azoulay. “In tutto il mondo, queste città, ognuna a modo suo, hanno fatto della cultura il proprio pilastro e non un semplice accessorio di strategia – ha spiegato madame Azoulay – Ciò favorisce un'innovazione sia politica che sociale, particolarmente importante per le nuove generazioni”.

E' stato il recente Progetto Forme nella città orobica a dare la giusta spinta, grazie anche ai “World Cheese Awards” e quindi Bergamo ora è la Città Creativa Unesco per la gastronomia: il board del Patrimonio Mondiale ha diramato la lista delle 66 città che entrano nella lista delle Città Creative del pianeta, riconosciute come “laboratori di idee e pratiche innovative”, capaci di costruire “un contributo tangibile al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile attraverso pensieri e azioni innovativi”.

La produzione dei formaggi orobici ha le sue radici nella tradizione dei nostri bergamini, gli antichi allevatori delle montagne bergamasche, che attraverso la transumanza hanno diffuso tecniche e conoscenze in tutta la Pianura Padana, e a cui, quindi, si deve la nascita e lo sviluppo dell’industria casearia italiana, una tra le più prestigiose al mondo.

«Questi formaggi - aveva detto Giorgio Gori, sindaco di Bergamo, a Parigi, presentando la candidatura della città - sono un simbolo del nostro territorio, nel quale pratiche tradizionali, accompagnate dall’abilità di stringere relazioni commerciali, hanno consentito di proteggere la bellezza dei luoghi, rendendoli un modello di sostenibilità».

«Questo riconoscimento - spiega Francesco Maroni, patron dell’Associazione San Matteo Le tre Signorie - è molto importante per la nostra Associazione, che da sempre lavora perché la sapienza dell’arte casearia della Cheese Valleys venga riconosciuta a livello internazionale. Ora inizia il lavoro per far sì che i territori si uniscano in un progetto comune di valorizzazione del proprio patrimonio gastronomico legato alle Cheese Valleys».




ss