Ferdy, la montagna rifiorisce 
C’è anche la sauna nella baita

Luca Della Maddalena - 26 agosto 2017

Come si fa a far rivivere la montagna? A renderla vitale? Come è possibile, oggi, fare che sia ancora luogo di attività economica locale e sostenibile? La risposta non è facile, ma c’è chi non solo è riuscito a fornirla, ma addirittura, da questi propositi, ha costruito qualcosa di concreto. A Lenna, sulla riva sinistra del Brembo, l’Agriturismo del Ferdy porta avanti in un faticoso e duro lavoro, ormai trentennale, l’esempio di una moderna attività rurale.

 

 

Una riscoperta della montagna iniziata con attività di maneggio e fattorie didattiche (ante litteram). Un fortunato e sincero approccio che si è trasformato nella ristrutturazione di porzioni sempre più importanti di terreno, a cominciare da un rudere oggi cuore dell’agriturismo. Appoggiato ai piedi della montagna di fronte al prato ampio e ombreggiato, il ristoro del Ferdy è un luogo sicuro non solo per i classici cittadini fuggitivi, ma anche per buongustai. Un interno fresco e accogliente, con pareti in pietra, camini e una cantina ricolma di forme di formaggio, ma ciò che colpisce più di ogni altra cosa è una sorprendente cordialità supererogatoria.
Tralasceremo tutti i principi di km zero, di rispetto della natura, di raccolta di erbe spontanee e naturali che sono alla base della cucina semi-casalinga di questa tavola a 500 metri di altitudine e parleremo piuttosto di quel che sta nel piatto. Cominciar si deve con l’ottima selezione di antipasti di montagna. Da una parte lardo, salami e luganega di carattere e dall’altra le preparazioni fresche di latte vaccino e caprino (specialità della casa). Si passa poi a un assaggio di paste fresche che varia dai casoncelli alle tagliatelle con pesto di ortiche, prima di buttarsi definitivamente sui secondi: buono l’arrosto con polenta taragna, molto buone le polpette di erbe fresche e formaggio, buonissimo e tenero il capretto con verdure rosolate.

 

 

La conclusione naturale può essere un dolce fatto in casa, ma per i veri appassionati sarà più indicato chiedere qualche pezzo di formaggio molto stagionato: risultato tangibile dell’impegno energico e convinto per il recupero di due razze alpine che qui trova una roccaforte. Da una parte il reintegro della razza bruna alpina originale, della tradizione bergamasca e in generale di tutto l’arco alpino (dal cui latte qui si fanno anche ottime pannacotte e yogurt), dall’altra la capra orobica, riconoscibile dal pelo lungo e dalle corna imponenti, dalla quale si ottiene il prelibato e raro violino. Ma non solo: in caseificio trovate prodotti della tradizione derivati dal latte di capra: il Formagìn dal gusto leggermente acidulo, freschissimo e dall’aroma lattico e vegetale; la Roviöla, a pasta molle, con una nota salina e sentori più complessi nelle forme più invecchiate e infine il Matüscin, antico formaggio dalla forma cilindrica dai sapori più complessi.

 

 

Finito il pranzo, si passerà il resto della giornata chiacchierando, visitando le stalle e facendosi raccontare dell’alpeggio a Ornica in Val d’Inferno, dove durante il periodo estivo pascolano gli animali e avviene la maggior parte delle lavorazioni. Chi volesse concedersi poi una giornata di totale relax, oltre alla passeggiata nel bosco, potrà prenotare la piccola spa dell’agriturismo: una vecchia baita riadattata con saune e vasche in pietra locale. Un luogo di benessere dove, ancora una volta, i trattamenti sono incentrati sui prodotti dell’agriturismo, dai bagni di lana ai massaggi con olii essenziali di abete, fino a una completa linea cosmetica firmata Ferdy, realizzata con piante officinali di prati e boschi. Insomma: un modello concreto e totale di come sia possibile rapportarsi alla montagna e alle sue antiche tradizioni senza per forza scadere nella retorica dell’antico o, addirittura, nell’atavismo.