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Il mio viaggio in Borgogna per conoscere Marthe Henri

lunedì 16 gennaio 2023
Il vino prima di ogni altra cosa è emozione, condivisione, storia. Senza tutto ciò diventa un semplice calice che potrebbe essere qualsiasi cosa.
Il mio viaggio in Borgogna per conoscere Marthe Henri
Quest'estate sono salito a Gevrey per conoscere Koji, produttore incredibile del quale vi parlo da ormai 3/4 anni, e nel viaggio sono passato per qualche enoteca acquistando tante etichette viste la prima volta e che mi sono portato a casa su consiglio del cavista. Una sera d'estate ho stappato un pinot nero di bourgona così, alla cieca, senza sapere cosa stessi stappando di preciso. Quello che non mi aspettavo era un bourgone Rouge (il base di bourgone) semplice - generalmente è difficile trovarne di caratteriali ed identitari - nel calice era complesso, esile, profondo e con un naso perverso sulla parte di selvaggio e spezia! Wow! Fermi tutti, da dove salta fuori? Passa un po' di tempo e guardo cosa ho comprato: c'è un Pommard 19, lo stappo ed è una cannonata. Sempre esile, sempre con una beva compulsiva, sempre con grande carattere! Sono certo che oggi sono buoni ma questi vini e questo progetto di vita, domani, a saranno incredibili.
 
 
  
 
 
Provo a informarmi su internet ma trovo poco e nulla, guardo su Instagram e provo a scriverle qualche messaggio. Dovete sapere che ormai tutti i produttori di bourgona sono stressati online con mille messaggi di ipotetici importatori, Wine blogger, micro siti che vorrebbero vini che non hanno mai bevuto ma solamente visto online qua e la edè per questo che la maggior parte delle email e dei messaggi vengono cestinati senza essere neanche analizzati. Scambio qualche messaggio ma non riesco a fissare un appuntamento, così decido di partire e di andare a bussare alla porta - male che vada mi prendo una porta in faccia. Riusciamo a metterci in contatto e incastro un incontro - siamo a Meursault, in una vecchia ma affascinante casa di famiglia storica che era dei suoi nonni, lei è una giornalista trasferita a Parigi che ad un certo punto della vita sente la necessità di mollare tutto e tornare nei luoghi della sua infanzia. Quella che era una cantina storica nel tempo abbandonata è rimasta tale, Marthe ci mette le mani ma immaginatevi com'è organizzare tutto da sola con la difficoltà che le vigne di proprietà sono bloccate da contratti di affitto ai cugini che le lasciano a fatica e la necessità di recuperare vigne per dare vita al suo sogno. Si forma facendo qualche "master" sul vino, lavora in un Domain classico in Chassagne Montrachet per poi continuare in Meursault dove approfondisce l'approccio Biodinamico o poco interventista con un dettaglio specifico legato alla appelattion. 
 
 
 
 
 
La 2017 è la sua prima annata mentre continua a lavorare dividendo le energie in questa transizione che diviene definitiva nella 2020! Purtroppo la 21 è stata un vero disastro per la produzione che è stata dimezzata letteralmente ma la qualità non è mancata. La filosofia di cantina è decisa, nessun legno nuovo, solo botti vecchie e al momento di diverse tonnellerie, i bianchi fermentano in legno direttamente e senza utilizzo di solforosa fino alla bottiglia, nessuna operazione di manipolazione di vini con pratiche di cantina di ogni genere, nel calice si trova purezza ed equilibrio. Nei vini rossi, tutto grappolo intero e la stessa filosofia ormai potremmo considerarla contemporanea di una gestione non interventista che regala rispetto di appellation, libertà e profondità dei vini con consapevolezza di espressione. Sono vini di carattere genuino, onesto, che ti fanno innamorare subito del lavoro di Marthe. Uno stile contemporaneo che si assume i rischi del caso e che non deve essere banalizzato con il non interventismo ma come una libera espressione di territorio accompagnato ad emergere nel calice in maniera irruenta e profonda. La pericolosità di non utilizzare solforosa - non come principio ma come necessità, se non ne ho bisogno non intervengo mai. Tante etichette sono composte solamente da una botte, massimo 2, e questo rende tutto più magico e unico. Spero vi piaccia come piace a me.


ALIGOTÉ - blanc

Straordinario! Tante volte ci approcciamo in maniera semplice a questo vitigno ma altrettante volte ci risponde con forza, con una qualità da grande appellation! È il primo vino di Marthe che ho bevuto dalle botti e l’impatto è wow! Zero legno, tanta espressione, floreale e con una chiusura di bocca sapida e precisa, rimando ricco nel sorso. Se potessi lo vorrei bere ogni giorno. 


 
 

MONTAGNY - blanc

Siamo in una denominazione comunale nella Borgogna francese nel sud-est della grande area Côte Chalonnaise al confine con il Mâconnais. Copre le aree dei quattro comuni di Buxy, Jully-lès-Buxy, Montagny-lès-Buxy e Saint-Vallerin. I vigneti sono circa 480 ettari, di cui circa la metà ha diritto alla denominazione Premier Cru. Solo sul territorio di Montagny, i singoli vigneti possono essere indicati e questa vigna è Pendains; sono realizzate solamente 2 botti. Vino più ricco, rimane comunque floreale e non troppo tropicaleggiante - come magari caratteristica della zona. 
  

 
 

MARANGES - rouge

Qualcosa di molto “differente”: nel calice si presenta scuro e denso, completamente diverso dallo stile di Marthe ma in realtà è l’espressione vera e profonda di questa vigna. Vino goloso, mi ha ricordato qualcosa di Chambolle con un sfumatura di more o meglio della caramella iconica “morositas”; sicuramente un calice scenico e profondo.
 
 
Qualcosa in più su questa appellation considerata storicamente per vini più semplici.
Maranges si trova nella parte Côte de Beaune della Côte d'Or borgognona. È stata creata nel 1989, fondendo le tre AC precedentemente indipendenti di Cheilly-lès-Maranges, Dezize-lès-Maranges e Sampigny-lès-Maranges. Questi tre villaggi condividono il vigneto Les Maranges con i Premiers Crus Clos de la Boutière, Clos de la Fussière, Clos des Loyères, Clos des Rois, Clos Roussots, Croix Moines e Fussière. Quasi esclusivamente, i vini rossi sono fatti da Pinot Noir con porzioni di Pinot Gris e Pinot Liébault. Questi possono anche essere commercializzati come Côte de Beaune o Côte de Beaune-Villages.
  
  
 
 

FLEURIE - rouge

Da sempre un po' sottovalutati, Fleury è un po' la nuova fase di sperimentazione della Bourgogne dove vigne e territori più importanti non permettono di fare sperimentazione - o vini un po' più pop. Il lavoro di Marthe è il medesimo anche qui: libertà di espressione, poco intervento e tanta identità, è per questo che nel calice arrivano in maniera appariscente frutta scura, spezia, sottobosco e quella leggera parte selvaggia che rende il calice intrigante.
  
  
 
 

BOURGOGNE PINOT NOIR

È stato un po' il mio primo amore per il lavoro di Marthe, una magnum di 2019 che mi ha fatto fare "wow", un vino contemporaneo, lontano dai vini fruttati e opulenti, che si destreggia leggero, complesso e profondo. Calice di una finezza pericolosa, chiama la beva e la sete, il naso affascina tra la spezia, una parte di frutto esile e selvatico.
Se cercate carattere e contemporaneità, questo è uno Bourgogne che si farà ricordare!
  
  
 
 

Nicolò a caccia di vigneron wild
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