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Il grande tema della carne con un approccio etico e sostenibile

martedì 04 gennaio 2022
La valorizzazione degli animali arrivati a fine carriera è un tema importante, un approccio diverso che ha bisogno di poche regole imprescindibili.
Il grande tema della carne con un approccio etico e sostenibile
Un anno fa abbiamo deciso di intraprendere questo viaggio di valorizzazione di razze antiche, territori e popolazioni dell’arco alpino che con le loro famiglie si prendono cura di ettari di territorio producendo un cibo sano e etico: un anno fa nasce il progetto Wild Etik.



Benessere animale. 

Quanto vivono gli animali d’allevamento intensivo?

Si contano circa 250 milioni di vacche da latte sul pianeta, 36 milioni delle quali nella UE e circa 2 milioni in Italia. Negli ultimi anni il mercato sta influenzando il destino di questi animali verso un indice di produttività massimale e un ciclo di vita più breve rispetto a quello tipico di questa specie. 

Esistono diversi sistemi di allevamento.

In Europa esistono diverse tipologie di allevamento:
  • sistemi a pascolo-zero (le vacche non hanno mai accesso al pascolo); 
  • accesso limitato al pascolo (per esempio durante l’asciutta, il periodo in cui le mucche non producono latte); 
  • sistemi più estensivi al pascolo.
I bovini vivrebbero fino a 20 anni e oltre, mentre la media dei dati dei bovini in allevamentè:
  • i vitelli maschi "scarto" dell'industria del latte sono uccisi a 6-8 mesi;
  • i bovini "da carne" sono macellati a 1-2,5 anni;
  • le mucche da latte sono sfruttate fino a 3-4 anni (raramente arrivano a 5) e poi trascinate al macello.
La media di età di macellazione Etik con 6+ mesi di pascolo all’anno e 6 mesi alimentazione a fieno montano è:
  • Maschi 3 anni
  • Femmine 9 anni fino ad arrivare a 16 anni 






Perchè valorizzare una vacca vecchia e non un vitello? 
È solo una questione etica o ne derivano anche benefici sulla salute?

I benefici sulla salute del consumatore. 


La valorizzazione di vacche vecchie ‘a fine carriera’ è una scelta etica in quanto i nostri animali e quelli degli allevatori dell’Associazione Bruna Alpina Originale vivono per più di 6 mesi l’anno liberi al pascolo, così facendo si cibano di erba fresca accumulando grasso “buono”, mentre nei restanti 6 mesi sono nutrite a fieno montano. Il grasso così si stratifica conferendo alle carni una marezzatura intensa avvolta nella classica corteccia di grasso. Ciò richiede una lunga frollatura di almeno 40 giorni in modo da rendere la carne tenera e gustosa.

Molti studi confermano che nelle carni degli animali allevati al pascolo sono state riscontrate maggiori concentrazioni: 
  • Acido linoleico coniugato (proprietà antitumorali e chemioprotettive)
  • Antiossidanti come la vitamina E, la vitamina A e il beta-carotene
  • Metaboliti dell’acido linolenico 
  • Acidi grassi polinsaturi a lunga catena PUFA n-3 (che conferiscono alla carne proprietà nutraceutiche)




Quali sono i modelli di agricoltura che inquinano? 

Impatto sull’ambiente e inquinamento.


Wild Etik valorizza micro allevamenti di montagna con una media di 10-20 capi per stalla, si tratta di allevamenti estensivi e non intensivi dove la razza antica Bruna Alpina Originale può vivere libera pascolando solo erba fresca per più di 6 mesi l’anno, mentre nutrita a fieno montano per i restanti. 

Le Brune Alpine Originali sono vacche forti e robuste in grado di vivere tanti mesi l’anno all’esterno, bevendo acqua dei ruscelli, concimando i pascoli e non essendo un peso per l’ambiente e l’inquinamento.


Quali sono gli impatti sull’ambiente degli allevamenti intensivi?


  • Sull'inquinamento delle falde acquifere la FAO ha recentemente comunicato che : “La produzione di mangime e foraggio, l'applicazione del concime sulle colture, e l'occupazione delle terre dei sistemi estensivi, sono tra i principali fattori responsabili degli insostenibili carichi di nutrienti, fitofarmaci e sedimenti nelle risorse d'acqua del pianeta”. 

  • Consumo di risorse idriche: tutti gli animali allevati, con metodo intensivo o meno, consumano risorse idriche. L’imponenza, tuttavia, della produzione industriale di carne, al netto dell’acqua che ritorna nell’ambiente, rende comunque insostenibile questo consumo.

  • Perdita della biodiversità: l’occupazione delle terre per l’allevamento genera alterazione dei sistemi naturali con perdita della biodiversità. “Il settore zootecnico può essere considerato il principale fattore nella riduzione della biodiversità”.

  • Emissioni di gas serra e particolato: le emissioni globali derivanti dall'allevamento sono paragonabili a quelle dell’intero settore dei trasporti (14,5% delle emissioni complessive di gas serra).
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