Non sono persone facili con cui dialogare perché hanno grande carattere ed unire il tutto in una visione condivisa è stata una bella sfida. La loro fiducia, te la guadagni come una volta: una stretta di mano, uno sguardo fiero e lavorando sodo.

Come nasce Eremyth.
Erano anni che volevo sperimentare su un distillato ma il tempo non era maturo. Dopo aver assaggiato qua e là mille prodotti, in solo due occasioni mi è capitato di bere una grappa buonissima e un gran gin… era il mio gusto, eleganza e finezza e dietro quel sorso c’era un distillatore straordinario. Indago un pò e recupero il numero di Florian, nella prima telefonata gli spiego cosa ho in mente, è subito affascinato dal progetto ma non si sbottona. Chiudo la telefonata con: “ci vediamo domani da te”.

La stessa sera sono già in direzione Alto Adige. Avevo in testa il progetto ma dovevo capire bene da Florian cosa tecnicamente servisse per poterlo realizzare. Come al solito quando sono in macchina chiamo il mondo e una telefonata a Fausto Andi è obbligatoria, così comincio con il chiedergli un parere. Arrivo da Florian con molti pensieri: la strada verso l’Alto Adige mi fa sempre riflettere sull’agricoltura di montagna e turismo. Nicole è una copilota terribile. Trovato! Chiaramente l’azienda è in un maso: gli alambicchi sono da 100 litri a bagnomaria. Tutto molto piccolo. Mi scappa l’occhio e vedo una pupitre con nomi di vino importanti che rispecchiamo il mio gusto: Gravner, Pergole Torte... buon segno!

Assaggiamo qualcosa e la mano di Florian è quella: grande eleganza ed equilibrio. Discutiamo un pò e chiamo Fausto perché ho bisogno di lui: “Ciao Fausto, disturbo? Vorrei le vinacce, quelle speciali con macerazione lunga,” La risposta, lo sapete, è stata di circa un’ora di tecnicismi. Morale della favola “settimana prossima sviniamo e le portiamo su!”. Avevo portato con me le mie botaniche ed il fieno perché volevo far capire a Florian i nostri profumi. Il timore era quello di sempre: la quantità della materia prima. Non volevo mettermi in un progetto scendendo a compromessi.

Il primo incontro è andato bene e Florian vuole assaggiare tutto ciò che facciamo sia io che Fausto, così da conoscere meglio il nostro lavoro. Tornato a casa faccio partire una mega Ferdy Wild Box con dentro di tutto. Nella mia testa avevo chiaro a questo punto di voler fare 2 prodotti diversi: un liquore da grappa con la nostra firma e un gin. Sul gin avevo le idee meno limpide e avevo paura di fare un gin un po’ modaiolo, un po’ banale.


Ho bisogno di Ferdy che come sempre non è entusiasta delle idee poco chiare. Borbotta un pò ma sembra d’accordo. Il prodotto Gin è un’incognita e per capire la direzione ho bisogno di farli conoscere tutti e tre: Fausto, Florian e Ferdy. Organizzo l’incontro a casa mia ed è strano vederli insieme. Dopo qualche istante c’è subito feeling e le regole sono chiare: Ferdy e Fausto impongono estremismo nel progetto. Deve essere qualcosa di unico mai fatto prima e soprattutto stimolante per loro a cui fondamentalmente del business non gliene frega nulla. Il problema restava l’idea alla base del gin. Ferdy, raccontando di tutto ciò che potrebbe recuperare sulle montagne in questo momento, mi suscita un dubbio… perchè fare un gin banale studiando una ricetta o ricercando un gusto? Non aveva senso. La ricetta doveva venire dalla montagna come il numero di bottiglie. Così propongo di raccogliere tutto ciò che possiamo in questo autunno e fare un’edizione unica di pura espressione della montagna, senza aggiungere nulla.

L’idea piace e stimola Ferdy così partiamo: piccone in spalla e via a raccogliere tutto ciò che di spontaneo potevamo trovare. Ogni tanto non prestiamo attenzione a ciò che la natura ci regala. Una semplice mela spontanea ha mille sfaccettature organolettiche e quelle meline un pò brutte e un pò ammaccate hanno dato grande identità ad un gin che è sorprendente per i profumi. Appena lo porti al naso, ti sembra di stare in alta quota. Alla fine abbiamo usato radice di genziana, angelica, mele spontanee (6 diverse tipologie) e rosa canina.

Una volta impostata la parte di produzione, era neccessario trovagli un nome. Altra bella sfida. Tanti anni fa ho scritto un piccolo testo che si intitolava “Superstiti supereroi montani”. Una sorta di episodio Marvel sulla forza della gente di montagna. “Eremyth” nasce da qui. La personalità solitaria, di persone confinate nella loro passione che è talmente forte da poterle isolare intellettualmente, si unisce al “mito”, ovvero all’eroe. Con Salvatore abbiamo lavorato tanto alla bottiglia: nulla è al caso.

Eremyth non ha la presunzione di essere ripetuto, come la fiducia che ci avete dato.
Questa fiducia va ricambiata con tanto impegno: per questo stiamo già avorando al secondo capitolo. Un pò lunga come lettera... è vero. Ma ho voluto metterci il cuore e farvi arrivare un messaggio forte come se fossi io a servirvi questo prodotto estremo. Sono molto orgoglioso di questo Wild project che spero possa nel tempo rappresentare qualcosa di importante per la montagna e per tutti Noi.